Perché Sanremo è Sanremo?

Nella mia vita ricordo di aver guardato con interesse una sola edizione del Festival di Sanremo: quella del 2019 ma solo perché sapevo ci sarebbero stati gli Zen Circus e nonostante tutte le perplessità sull’evento che hanno tutti da sempre, le conosciamo, il carrozzone italiano, la musica commerciale, il capitalismo, ecc., fu un’edizione tutto sommato godibile anche per merito della conduzione.

Anche l’anno scorso l’ho guardato, sonnecchiando: avevo la febbre. Non mi piacque, per tutti i motivi di cui sopra che sono quelli per i quali non ne sono mai stato particolarmente appassionato ed in più per il fatto che Fiorello non fa ridere. Attenzione però: non fa ridere in maniera per niente banale; ha un sistema di mortificazione del sorriso da fare quasi (quasi) invidia ad Enrico Brignano. Per questo motivo sono sempre più convinto che Amadeus soffra di sindrome pseudobulbare e nessuno se n’è ancora accorto.

Quest’anno mi è capitato di tenere la tv accesa facendo altro ed ho assistito a dei siparietti per cui mi sono trovato improvvisamente inghiottito dentro me stesso: è una forma di protezione che il mio corpo adotta quando si rende conto di star avendo a che fare con qualcosa di ingestibile con i normali strumenti di assimilazione delle cose (un po’ come Windows quando va in BSOD).

I siparietti in questione sono quelli imbastiti da Amadeus con Ibrahimovic. Io non lo so per quale motivo qualcun* dovrebbe pensare che Ibrahimovic è una personalità così interessante da poter presenziare nel programma più seguito della televisione pubblica italiana ma a quanto pare, per star lì, saranno state fatte attente valutazioni che tengono in conto numerose circostanze, come ad esempio il fatto che è particolarmente divertente, che con le sue parole arricchisce ed inebria le menti (come la Palombelli, per esempio), che è particolarmente bello, che è popolare in determinate fasce di spettatori ecc.

Dando pure quindi per scontato che la scelta è azzeccata e che io non ci capisco nulla di televisione e dei relativi meccanismi di engagement (anche se – incredibilmente – sembra che rispetto all’anno scorso, quando tra l’altro la gente poteva ancora uscire fuori di casa, gli ascolti siano sistematicamente in perdita) la presenza di quell’uomo mi è risultata indigesta per una serie di motivi che se sapessi scrivere meglio scriverei qui ma per fortuna c’è chi l’ha fatto al mio posto.

Poi oh, magari stasera si scopre che era tutto uno scherzone, si toglie la maschera e sotto c’è Corrado Guzzanti che stava solo creando aspettativa per il pezzo finale.

Magari.