Maldita dulzura la nuestra

Non so se avete presente quel brivido gelido che si prova leggendo certi post su LinkedIn. Non parlo dei CV trasformati in romanzi di formazione (“Mi avevano detto che non ce l’avrei fatta, oggi dirigo la divisione EMEA“), ma della lingua, o meglio, di quello che assomiglia a una lingua come un manichino assomiglia a una persona.

Abbiamo implementato una strategia orientata alla crescita orizzontale mediante un approccio olistico alla trasformazione digitale” vuol dire, banalmente, “Abbiamo bisogno di fare soldi quindi stiamo provando ad aprirci a nuovi mercati dove si stanno fiondando un sacco di altre aziende sperando di averci visto giusto”. Ma così, semplice, mica fai carriera.

Su LinkedIn – e non solo – è come se tutti (ok, quasi tutti, ma non è questo il punto) partecipassero a una partita di Scarabeo aziendale, dove vince chi piazza più parole che suonano importanti, anche se poi significano… nulla, assolutamente niente.

Se c’è un verbo semplice, viene disinnescato e ricostruito con un gerundio tecnico e due preposizioni. Nessuno “cambia idea”, tutti stanno “procedendo alla rivalutazione dell’approccio strategico“. Nessuno “dice”, tutti “esplicitano un punto”. Nessuno “fa”, tutti “implementano un output”. È l’antilingua di cui parlava Calvino ma aggiornata ai tempi degli LLM: la fuffalingua.

Non è una questione solo stilistica: è politica, culturale, umana. Parlare in questo modo non è solo brutto, è disonesto. È affermare che ciò che si sta dicendo è così importante da non poter essere espresso con parole normali: non può scendere al livello di chi legge, deve galleggiare. Ed è così, infatti: galleggia.

La cosa inquietante è che questa lingua vuota ed inutile ha fagocitato l’originale. Alcuni non sanno più parlare senza buzzword, non riescono a scrivere una riga senza metterci in mezzo “proattivo” come se fossero affetti da una forma acuta di dislessia semantica reversibile forse solo con un congedo sabbatico da Teams.

Probabilmente è già troppo tardi per invertire la rotta. Forse tra qualche anno parleremo tutti come chatbot senza personalità e nessuno si ricorderà più che esisteva un modo diverso di dire le cose. Un modo dove “ho sbagliato” voleva dire esattamente quello, non “ho identificato aree di miglioramento nel mio percorso professionale“.

Adesso scappo, devo presidiare un momento critico di asset management biologico: vado a pisciare.

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